IL VIAGGIO UNA RICERCA INFINITA DI SE STESSI

“IL VIAGGIO”, questa parola magica che ha ispirato i più grandi scrittori della letteratura italiana… basti pensare al viaggio di Ulisse nell’Odissea, un viaggio che non rappresenta solo un percorso storico di ritorno dalla guerra di Troia, ma anche un viaggio metaforico interiore, che mette alla prova ODISSEO istante per istante. Come scriveva Costantino Kavafis allundendo ad Ulisse “Fatto ormai savio…già tu avrai capito ciò che Itaca voleva significare”. O, ancora, al viaggio mistico Dantesco nella Divina Commedia, un viaggio infinito, dall’Inferno al Paradiso, uno studio approfondito dei costumi e dei vizi della società dell’epoca.
Una speranza di redenzione? Un’analisi sociologica?
C’è poi il viaggio raccontato dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”, un viaggio di cambiamento di Renzo da Milano alla Repubblica di Venezia, uno spostamento di città in città che fa “ illusoriamente” pensare alla risoluzione dei guai.
“IL VIAGGIO”… Un grande tema che ha ispirato anche la musica italiana, dalla “Itaca” di Lucio Dalla alla più rock “Vado al massimo” di Vasco Rossi, alla più recente e simpatica “Rotolando verso sud” dei Negrita.
Per anni mi sono interrogata sul motivo comune che rendesse il tema viaggio un argomento così popolare che ha mosso poeti, letterati e cantanti di tutte le epoche.
Fu proprio quando intrapresi il mio primo lungo viaggio che capii che esso non rappresenta solo uno spostamento fisico ma un cambiamento interiore, profondo e indelebile. Credo che in fin dei conti sia questo che accomuna tutta la letteratura e la musica dei vecchi e dei nuovi tempi sul tema del viaggio: il cambiamento, la risoluzione, la più mistica redenzione.
È proprio nella pratica che mi sono resa conto come il mio passaggio dal Nord Europa fino ad arrivare all’Oriente (in Asia) abbia provocato in me un cambiamento pluridimensionale che ha influito definitivamente sulla mia personalità e sulla mia vita.
Il viaggio è scoperta, confronto, accettazione, diversità, ed è proprio su questo ultimo tema che vale la pena soffermarsi.
Dagli ambienti eleganti del Nord Europa (Stoccolma, Copenaghen, San Pietroburgo), alla trasgressiva e rivoluzionaria America del Nord, alle popolazioni miste dei Caraibi del Sud e del Nord, alla semplicità degli eschimesi della Groenlandia, alle popolazioni indigene dell’Amazzonia fino ad arrivare alle variopinte tribù della Polinesia Francese e allo spiritualismo unico dei popoli dell’Asia (Birmania, Malesia, Vietnam, Thailandia): un arcobaleno di culture, di popoli, di visi.
Per ogni pezzo di terra visitato in questo pianeta ho come avuto l’impressione che qualcosa mi venisse incisa dentro, qualcosa che non ho più rimosso.
Per ogni luogo visitato ho finalmente sorriso, di una felicità vera, che non avevo mai provato prima.
In alcuni posti ho avuto come l’impressione di camminare cautamente su un tappeto d’oro, incredula, sorpresa direi, o semplicemente incantata. Questa è una delle sensazioni vissute a Bora Bora, il sogno di una vita. E poi scoprire le semplici usanze dei ragazzi dei Caraibi, questi giovani che non abbiamo più dimenticato, loro che con uno speaker costruivano una festa.
E ancora i bambini poveri della giungla in Brasile e io che mi chiedevo: “Ma come sarà essere nati senza conoscere la televisione?”.
Insomma io credo che il viaggio apra la mente, dia senso ai valori della vita, ci renda consapevoli di come le cose cambino in base all’ambiente in cui nasci.
A me questo viaggio ha regalato un disegno geografico interiore che porterò con me tutta la vita.
Vi invito vivamente a viaggiare ad investire negli spostamenti, a conoscere la diversità, ad aprire la mente e invito ad ognuno di voi a scolpire un pezzo di mappamondo dentro le vostre anime.
P.S.: il viaggio crea dipendenza ed è assolutamente sconsigliato a chi come me si lascia prendere facilmente da queste emozioni forti!

Marika Guarnaccia
(dedicato con immenso affetto alle sorelle Bodian… all’Amicizia)IL